Fondo Mario Labò

L'acquisizione del Fondo Labò risale agli anni 1962-63, quando la signora Enrica Morpurgo Labò, vedova dell'architetto genovese Mario Labò (1884-1961), decise di vendere una parte della biblioteca del marito all'allora Istituto Universitario di Architettura, poi Università Iuav di Venezia. La cessione avvenne tramite l'interessamento di Bruno Zevi, allora direttore del neonato Istituto di storia dell'architettura. Nel verbale del Consiglio di amministrazione del 29 luglio 1961 rimane memoria dell'approvazione all'acquisto della biblioteca "fatta a condizioni del tutto favorevoli". Sembra che la signora Labò, in rapporti di amicizia con Bruno Zevi, il quale alla morte dell'architetto aveva scritto uno struggente articolo pubblicato su "L'Espresso", intendesse onorare non solo la memoria del marito, ma anche quella del figlio Giorgio, studente di architettura e partigiano, fucilato dalle SS nel marzo del 1944.

Non è dato sapere se esistesse un criterio organizzativo della biblioteca dello studioso, dal momento che mancano riferimenti a numeri di inventario o collocazione interna, ed è ragionevole pensare che non sia pervenuta nella sua interezza, non solo per il numero di volumi, decisamente esiguo per un intellettuale del calibro di Labò, ma anche per la mancanza di testi fondamentali per la sua formazione e attività professionale.

Alla prima sommaria inventariazione del materiale, avvenuta negli anni di acquisizione del fondo, seguì una seconda fase più approfondita, alla fine degli anni '80. I volumi sono fisicamente conservati presso le sale della Biblioteca di Storia dell'Architettura, consultabili a richiesta e riproducibili con modalità che non pregiudichino lo stato di conservazione delle opere.

Si tratta di un fondo bibliografico di notevole valore, testimonianza di parte degli interessi e degli studi affrontati dall'architetto nel corso della sua poliedrica attività di intellettuale sensibile e rigoroso professionista, "spirito moderno preparatosi nell'eleganza della storia, un umanista dall'esemplare senso civico, sobrio e severo…e dall'ingegno aperto ma selettivo". Fu attivo esponente del movimento razionalista, urbanista tra i fondatori dell'INU, storico dell'architettura e curatore delle prime traduzioni italiane, insieme con la moglie Enrica, di L. Mumford (La cultura della città), S. Giedion (Spazio, tempo e architettura), N. Pevsner (Storia dell'architettura europea), col quale vantava un'amicizia trentennale.

Della biblioteca Labò fanno parte: 192 volumi di antiquariato (tra il 1500 ed il 1830), fra cui fanno spicco gli esemplari di trattatisti quali Vignola, Milizia, Serlio, Guarini, Vasari, il Vitruvio di Fra' Giocondo; l’opera di Peter Paul Rubens sui palazzi di Genova (di cui Labò curò un'edizione); guide di città italiane ed europee; 482 opere di modernariato (tra il 1831 e la prima metà del ‘900), tra le quali un numero consistente di volumi delle esposizioni del XIX secolo e dei primi decenni del XX secolo, i cataloghi della Triennale di Milano, atti di convegni, guide di città italiane e di capitali europee, volumi su arti decorative e arredamento, architettura dei giardini, manualistica e monografie dedicate ad architetti e artisti.

Catalogo libri antichi

Catalogo libri moderni

G. Bilancioni, Labò Moderno, relazione tenuta al convegno: La cultura di Labò: Facoltà di architettura di Genova, 22 maggio 2002, atti inediti.